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lunedì 21 ottobre 2013

A proposito del "23F" (dibattito nel sito di WAIS)

A proposito del "23F" (ovvero il tentato colpo di stato del 23 febbraio 1981, su cui ho scritto in precedenza), si è aperto un dibattito nel sito di WAIS

WAIS è un forum internazionale di discussione collegato alla Stanford University, al quale partecipano studiosi e esperti di campi svariati, e che hanno opinioni molto diverse sui vari temi. La settimana scorsa nell'Università di Adrian nel Michigan, sotto la regia del moderatore del forum di WAIS, il prof. John Eipper,  si è tenuta la Conferenza "WAIS '13".

Proprio in quell'occasione l'ex-colonnello dell'esercito spagnolo Anthony J Candil, specialista di storia militare(*),  ha presentato la tesi che il tentato colpo del 23F fu orchestrato nella cerchia più vicina al re, al fine di farlo fallire, in modo da legittimare il re come difensore della democrazia  (vedi).

A sostegno di tale tesi è intervenuta Carmen Negrin, storica e nipote del Juan Negrin che fu a capo del governo della Repubblica spagnola dal 1937 al 1939, citando le posizioni espresse dagli ex-ambasciatori di Germania, Lothar Lahn, e degli Stati Uniti, Terence Todman, ambedue a Madrid nel 1981, (vedi).
La dott. Negrin riferisce anche di una polemica che lei ebbe con Santiago Carrillo qualche anno fa al riguardo, nel corso della quale Carrillo difese l'innocenza del re. Secondo lei, questo confermerebbe l'ipotesi che lo stesso Carrillo fosse al corrente del complotto.

In senso contrario si è invece espresso Paul Preston, storico e autore di numerosi libri sulla Spagna (**), che considera "surreale" questa ipotesi, e del cui intervento traduco le parti essenziali di seguito -- il testo originale e integrale è disponibile in WAIS (vedi).

A lui ha risposto Candil con un lungo intervento, nel quale sviluppa le proprie  argomentazioni  (vedi). Di seguito ne ho tradotto i punti principali.

Per quel che mi riguarda, penso che Preston abbia ragione. Riferirò in questo blog di ulteriori sviluppi di questa discussione, e magari di altro materiale esistente.

+++

Scrive Preston che Juan Carlos
"da molto prima della morte di Franco era stato convinto da consiglieri sia spagnoli e stranieri e da sua moglie, che una monarchia costituzionale era l'unico modo possibile di garantire la possibilità che la sua famiglia conservasse il trono. Così, nelle complesse circostanze descritte nel mio libro sull'argomento, ha aggirato i piani di Franco per la continuazione del suo regime sotto un monarca franchista."
"Questo lo mise su un percorso politico estremamente teso e pericoloso. Dalla morte di Franco fino alle prime elezioni democratiche il 15 giugno 1977, ha svolto il ruolo di cerniera tra l'opposizione moderata antifranchista  e gli elementi più progressisti del vecchio regime. Niente di tutto questo sarebbe successo senza una pressione popolare di massa a favore della democratizzazione, ma il suo ruolo nel neutralizzare le forze armate, di cui era comandante in capo, è stato fondamentale. Dal 1977 al 1981 ha svolto il ruolo di 'pompiere' del regime democratico, in lotta costante contro la sovversione militare. Di conseguenza, l'idea che sarebbe stato necessario per i suoi consiglieri il mettere in piedi l'operazione del 23 febbraio per consolidare la sua reputazione ha poco senso. L'idea che sarebbe stato possibile coordinare tutti gli elementi coinvolti in quella notte con questo unico fine è incredibile. Perché i generali di destra desiderosi di ribaltare la democrazia avrebbero avuto il minimo interesse a santificare il Re come campione della democrazia?"

Riferisce che "L'estrema destra in Spagna spaccia da anni l'idea che il re era al corrente del complotto (...) con l'intento di infangarne l'immagine".

E passa a smontare la tesi complottista, indicando in che modo il re avrebbe potuto agire in maniera del tutto legale nei mesi trascorsi fra le dimissioni di Adolfo Suarez e il 23F, per imporre "l'obiettivo di un governo di coalizione presieduto da un generale":

"La profonda preoccupazione per il deteriorarsi della situazione politica (terrorismo basco, sovversione militare, problemi economici) è stata condivisa dalla maggior parte degli elementi dell'establishment politico. Quando il re ha iniziato le sue consultazioni con i leader dei partiti per dare una soluzione alla crisi, tutti hanno dato la propria disponibilità a partecipare ad un governo di coalizione presieduto da un generale."

Preston conclude indicando le proprie fonti: "le mie opinioni sono basate su ampie ricerche e interviste con Manuel Fraga, Santiago Carrillo, Felipe González e Adolfo Suárez, con il Re, con il generale Armada e con Sabino Fernández Campo, all'epoca responsabile della casa reale, e con altre figure militari di alto livello."

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Candill dichiara la propria riluttanza di lunga data a discutere del tema, esprime ammirazione e rispetto per Preston, che tuttavia "non ha sempre ragione al 100 percento".

Prosegue dicendo che  Preston non aggiunge nulla rispetto alla versione ufficiale: "Ciò che ripete è proprio la versione spagnola ufficiale" che fa del re quel "campione perfetto di democrazia", che invece non è.
Per Candil, che non intende "giustificare ciò che è accaduto il 23 febbraio 1981", l'uso della parola "fallimento" non è legato al complotto in sé, bensì a "un fallimento della nazione nel suo complesso, un fallimento dello Stato e un fallimento del sistema politico esistente in Spagna nel 1981".
Inoltre ritiene "troppo ingenuo e troppo semplice" il continuare a credere nel 2013 che il 23F fosse un'avventura uscita "dalla mente di alcuni generali nostalgici (...) e di un tenente colonnello della Guardia Civil."

L'argomentazione di Candil si svolge attorno ad un punto che per lui, ex militare di carriera, è fondamentale:

"Anche oggi in Spagna vige la consuetudine di accusare l'esercito e le forze armate in generale di intervenire negli affari pubblici della nazione e di avere un ruolo nel processo decisionale. Eppure la realtà è che i militari spagnoli come istituzione - con l'eccezione di alcuni singoli casi isolati - non hanno preso parte alla vita politica per tutta la seconda metà del XX secolo."
Questo negherebbe la necessità del re di fare da "pompiere", e smentirebbe tutte le preoccupazioni legate a un possibile intervento militare negli anni della cosiddetta "Transizione".

Secondo Candil "Il regime di Franco era sempre stata una dittatura personale", relegando i militari a una funzione subalterna.

A sostegno della propria tesi, Candil indica il dato che nessun generale e nessun corpo armato ha dato sostegno all'azione di Tejero (occupazione del Parlamento) e di Milans del Bosch (dichiarazione di Stato d'assedio a Valencia, e carri armati in strada in tutta la provincia valenciana).

La sua tesi complottista si fonda proprio sul fallimento del 23F, che è "difficile definire come un colpo di stato militare. Se lo era, era certamente un disastro organizzativo, e questo è molto imbarazzante poiché il generale Milans aveva una buona reputazione come soldato professionale. Aveva anche uno staff di prim'ordine che avrebbe potuto pianificare l'intera operazione fino al più piccolo dettaglio e  eseguirla magistralmente. Anche la divisione corazzata di Madrid aveva dei pianificatori competenti che avrebbe potuto controllare il tutto se ci fosse stato un vero e proprio colpo di stato. Il fatto è che non è stato un colpo di stato vero!"

Secondo Candil il re avrebbe pianificato l'operazione, su suggerimento del suo stretto collaboratore Sabino, ma indicando a ciascun cospiratore obiettivi diversi. L'elenco dei partecipanti al finto golpe si riduce a poche unità: il Re, il gen. Alfonso Armada , il gen. Sabino Fernández Campo, il gen. Jaime Milans , il magg. José Luis Cortina, un amico del Re dall'epoca in cui avevano frequentato insieme l'Accademia Militare, e infine il ten.col. Antonio Tejero  della Guardia Civil.

"L'idea non era quella di distruggere il sistema parlamentare come Alfonso XIII aveva fatto nel 1923, quando ha accettato il pronunciamento del gen. Primo de Rivera, ma di mettere in scena un evento predestinato al fallimento che avrebbe suscitato l'ansia della nazione,  ridefinendo allo stesso tempo l'immagine del Re e salvaguardandone il  trono. Quando il colpo di Stato non riesce perché un 'coraggioso' Juan Carlos gli si è alzato contro, la nuova politica democratica della Spagna ha riconosciuto che il Re era in effetti un elemento chiave della sua struttura e continuerà ad esserlo in futuro."

"I dettagli tattici della trama sono stati principalmente il lavoro del magg. Cortina. Gli aspetti politici dell'operazione sono stati molto probabilmente formulati dal gen. Armada in stretto coordinamento con il re. All'insaputa di Armada, esse sono state approvate dal gen. Sabino, che era in grado in questo modo di assicurare che il piano potrebbe fallire. Alla fine, questo sarebbe raggiungere i veri obiettivi della trama:  proteggere la monarchia, fissarla saldamente nel corpo politico spagnolo, e fornirle quella solida legittimità che le mancava, facendola diventare qualcosa di più della mera imposizione del defunto gen. Franco."

Mentre tutti i cospiratori fanno parte dell'esercito, l'attacco al Parlamento è fatto dalla Guardia Civil, perché, secondo Candil, il suo coinvolgimento era essenziale "per una azione rapida e senza spargimento di sangue, come quella contemplata."

Candil conclude dicendo che "il vero crimine, che rimane tuttora impunito, è stato il vero colpo dietro il colpo di stato, quello organizzato dal re e dal suo machiavellico consigliere, e tollerato dai partiti politici e dai media."

(*)
Libri di Candil:
Tanks Evolution (L'evoluzione del carro armato)
The Military Aviation in the 21st Century (L'aviazione militare nel XXI secolo)

(**)
Libri di Preston:Franco y La política de la venganza: el fascismo y el militarismo en la España del siglo XX (1997). [(it): Francisco Franco, Mondadori]
La Guerra Civil (2000). [(it): La guerra civile spagnola, Mondadori]
Palomas de guerra. Cinco mujeres marcadas por el conflicto bélico (2001). [(it): Colombe di guerra. Storie di donne nella guerra civile spagnola]
La destrucción de la democracia en España (2001).
Las tres Españas del 36 (2001).
Juan Carlos: el Rey de un pueblo (2003).
El triunfo de la democracia en España.
Idealistas bajo las balas (2007).
El gran manipulador. La mentira cotidiana de Franco (2008).
El holocausto español. Debate. 2011.
La muerte de Guernica. Debate. 2012.
El zorro rojo - La vida de Santiago Carrillo. Debate. 2013.    

martedì 15 ottobre 2013

Una nota bibliografica doverosa... e una confessione

Nell'era di Internet è facile ricorrere a vari strumenti informativi disponibili in rete. Ho deciso di dare una particolare enfasi ai materiali di wikipedia, soprattutto a quelli in italiano.


La scelta di wikipedia è legata all'essere aggiornata, e solitamente anche abbastanza accurata. Certo, ci sono qua e là inesattezze e errori, o false interpretazioni. Ma un giornale serio come Il Sole 24 ore scriveva già nel 2007: Wikipedia ora è diventata davvero affidabile

A volte citerò altre fonti. Di preferenza in italiano. Perché?

I potenziali lettori di questo blog sono persone che si trovano a proprio agio leggendo in italiano, e che non hanno una profonda conoscenza della realtà spagnola.

In alcuni casi farò dei riferimenti a materiali in spagnolo e in altre lingue, cercando sempre di riportarne la sostanza in italiano, questo perché io non mi rivolgo agli specialisti e agli studiosi di cose spagnole. Invece per argomenti di carattere più specialistico sarà spesso è necessario fare ricorso a materiale in spagnolo.

Alcuni collegamenti di wikipedia:
Spagna -- per un'informazione generale; all'interno di questo stesso articolo si trovano numerosi collegamenti agli elementi di approfondimento, ad es.:
Lingua_spagnola -- per la lingua;
Storia_della_Spagna -- per la storia;
Vedi anche il Portale sulla Spagna


Altri siti in italiano:
Per turisti: un sito
Altro sito per turisti

Geografia
Per studiare lo spagnolo
Materiale sulla storia
Guerra civile spagnola (1936-39)
Citazioni sulla Spagna e gli spagnoli



E la confessione che devo fare è semplicemente questa: io scrivo sulla base delle mie esperienze personali, sia quelle recenti che quelle più "antiche", e mentre cerco di verificare l'accuratezza di quello che affermo con le fonti disponibili, non ho pretese di completezza (e tantomeno di infallibilità). Insomma, non sto scrivendo le voci di un'enciclopedia, ma delle note sparse...

(una versione precedente di questa nota è stata pubblicata l'11 Gen 2013)

domenica 13 ottobre 2013

12 ottobre 1492

521 anni fa, un grande navigatore genovese metteva piede in un'isola dei Caraibi(*), e con questa mossa si avviava uno dei più grandi eventi nella storia umana, la "scoperta" e la successiva conquista dell'America.


Ovviamente, quel continente esisteva da tempi immemorabili, e gli esseri umani lo abitavano da almeno 12.000 anni, ovvero in un'epoca quando l'umanità intera sussisteva ancora mediate la caccia e la raccolta di cibo -- l'"invenzione" dell'agricoltura e dell'allevamento del bestiame sarebbero iniziati circa 10-11.000 anni fa.

Inoltre, pare che altre popolazioni europee siano giunte oltre Atlantico ben prima di Cristoforo Colombo (o  Cristobal Colón, come lo chiamano nel mondo ispanico), forse i Vichinghi, forse i Baschi, forse addirittura i Fenici.

Ma l'impresa di Colombo aveva luogo in un'epoca in cui i nascenti stati europei, ormai sicuri nei propri confini, avendo espulso gli Arabi dalla Spagna e sconfitto i Turchi a Lepato, puntavano alla conquista di nuove terre in tutto il mondo. E' un'epoca che vede grandi esplorazioni, sia per mare che per terra, e introduce grandi cambiamenti, per non dire un profondo sconvolgimento, su tutto il pianeta.

Con l'avvallo della Chiesa, le potenze europee si impadroniscono delle Americhe (Inghilterra, Francia e Olanda nel Nord; Spagna e Portogallo nel Centro e nel Sud), e iniziano due grandi percorsi per l'interscambio di merci e di esseri umani.

Dalle Americhe giungono in Europa una serie di alimenti, che ben presto diventeranno un componente normale (anzi, essenziale!) delle nostre diete: mais, cacao, fagioli, chili, pomodori, peperoni, patate, patate dolci, peperoncini, cotone, arachidi, fichi d'india, zucche, ananas, tacchino. A questi si aggiungono altri prodotti come il tabacco, la coca, i funghi allucinogeni, gli alcolici ottenuti dalla fermentazione del mais, dell'agave e di altre piante tropicali.



Zea mays.jpg
Ma naturalmente quello che mosse l'avidità dei Conquistadores fu soprattutto l'oro e l'argento.

Per questo in direzione inversa giunsero in America un gran numero di avventurieri e di coloni, più (specie nel Nord) coloro che fuggivano dalle persecuzioni religiose. E poi dall'Africa furono deportate masse di schiavi, i calcoli più attendibili parlano di un totale fra gli 11 e i 20 milioni  (vedi Schiavismo_in_Africa).

Il motivo principale di questo esodo forzoso si deve all'altra grande tragedia legata alla conquista europea delle Americhe, ovvero la morte per malattia di numerosi milioni di abitanti autoctoni. L'incontro fra europei e americani (che Colombo chiamò erroneamente "indios", poiché era convinto di aver raggiunto le mitiche Indie) avveniva fra popoli i cui antenati si erano separati quando vivevano ancora in Africa -- alcuni prendendo la via del Nord verso il Medio Oriente e l'Europa e altri quella dell'Est verso l'Asia e, attraverso lo stretto di Bering, le Americhe. Di conseguenza, mentre in Europa e in Asia le popolazioni avevano acquisito un certo grado di immunità nei confronti di malattie come vaiolo, morbillo, tifo, influenza e difterite, gli abitanti delle Americhe erano totalmente privi di difese immunitarie, e pagarono un prezzo terribile in un vero e proprio genocidio (fra 50 e 70 milioni di morti).

***

Come ben si sa, sono molte le storie che circolano su Colombo. In genere, in Italia si ritiene che sia nato a Genova fra il 26 agosto e il 31 ottobre 1451. Quest'opinione sembra condivisa in gran parte del mondo (secondo wikipedia, consultata oggi, solo Spagna e Ucraina fanno eccezione[§])





(*) Si tratta di Guanahani, da lui battezzata San Salvador. Non si sa con certezza di quale isola si tratti realmente, varie isole dell'arcipelago delle Bahamas sono considerate possibili, come si può vedere nell'immagine qui sotto (sono le isole con un cerchietto).



[§] Ho verificato la dizione "Genova" nelle seguenti versioni di wikipedia: Italiano, Afrikaans, Olandese, Azero, Mongolo, Turco, Arabo, Tedesco, Inglese, Russo, Francese, Polacco, Portoghese, Cinese, Tamil, Ebraico, Giapponese, Kiswahili, Bielorusso, Bulgaro, Ceco, Greco, Esperanto, Basco, Finlandese, Bretone, Serbo-croato, Croato, Aymará, Rumeno e Svedese. (Mi sono fatto aiutare da Google Translate per le lingue che non sono in grado di leggere).
Le versioni spagnola e catalana indicano "Savona" nella Repubblica di Genova come possibile luogo natio di Colombo, e poi procedono a suggerire località alternative, in varie regioni spagnole. La versione catalana riporta tutte le alternative che sono state formulate storicamente, per confutarle quasi tutte.
La versione ucraina di wikipedia considera "Genova" una versione leggendaria -- dice che la "casa di Colombo" a Genova ha lo stesso valore probatorio della casa di Giulietta a Verona (!) -- e fornisce otto possibili località, che vanno dalla Spagna alla Polonia.

martedì 8 ottobre 2013

Lingue di Spagna (3), catalano/valenziano e via dicendo

Il catalano è una lingua neolatina, parlato nella fascia mediterranea (nelle comunità autonome Catalogna, Paese Valenziano e Isole Baleari e in parte di Aragona), e anche in parte della Francia, nello staterello di Andorra e nella zona di Alghero in Sardegna, da circa 10-11 milioni di persone. 
 
Nelle tre regioni spagnole, secondo dati ufficiali, è parlato da circa un 40-45% della popolazione.
Questo si deve in parte alla forte immigrazione interna da altre aree spagnole, così come alla politica repressiva dello stato franchista, che proibì categoricamente l'uso di ogni idioma che non fosse lo spagnolo/castigliano.
La politica del governo regionale catalano è fortemente orientata verso un rafforzamento del suo uso. Fra le misure adottate c'è l'obbligo per gli immigranti di impararlo per potersi regolarizzare, imporlo come unica lingua veicolare nella scuola a tutti i livelli, mantenendo solo due ore settimanali per lo spagnolo, pubblicare tutti gli strumenti di comunicazione pubblici della Catalogna soltanto in catalano, e non traducendo in spagnolo le web dei servizi pubblici ufficiali.
Dubito che questa sia una linea sensata, e perfino rispettosa delle norme vigenti nella Comunità europea, che tendono a tutelare la lingua e la cultura degli immigranti. Si noti che in questo caso la Catalogna si trova ora in un conflitto col governo centrale spagnolo, ma questo rientra più complessivamente nella questione dell'indipendentismo, che va affrontata a parte.


(Prima pubblicazione: 29 Gen 2013)

Lingue di Spagna (4), il basco

Se dico "basco", la prima cosa che mi viene in mente è un copricapo, un tipo di berretto rotondo e piatto, che a me è caro, a differenza forse di altri, perché lo portava mio padre, e di conseguenza anch'io, nella fase infantile/giovanile quando lo spirito di imitazione era più forte. E la prima manifestazione cui presi parte nella mia vita, nell'ottobre 1962, a difesa di Cuba, sfilai col mio basco al lato di Dario, anche lui col basco. 
Il berretto, benché reso famoso dai francesi, è in realtà di origine basca, come il nome dovrebbe far intuire. Ma è stato usato da tutti, vedi qui un ritratto di Garibaldi col basco. 
Click above to add it to the post (gariba10.jpg)
Col passare del tempo il basco è diventato un copricapo militare per eccellenza, usato dalle forze armate italiane e di molti altri paesi, comprese le forze di repressione, e così è un riferimento che per alcuni è particolarmente odioso.

Ma il basco (o euskera) è anche una lingua, riconosciuta ufficialmente dallo Stato spagnolo, equiparata allo spagnolo nella comunità autonoma del Paese Basco e nell'area vascofona della "Comunidad Foral de Navarra" (in Spagna ogni comunità ha facoltà di usare una denominazione specifica propria, anche se questo non comporta particolari distinzioni nei riguardi dello stato e del governo centrale). E' parlato oggi da circa 850.000 persone, più un altro mezzo milione che lo comprendono, e che rappresentano in tutto circa il 50% della popolazione nella provincia di Guipúzcoa e il 10% in Navarra.
L'origine del nome usato in italiano e in altre lingue è latina; i romani chiamarono "gens Vasconum" gli abitanti della regione fra Francia e Spagna, a cavallo dei Pirenei, attorno al Golfo di Biscaglia o Golfo di Guascogna (in spagnolo golfo de Vizcaya e in francese golfe de Gascogne). Altri nomi sono stati usati storicamente per definirlo: eusquera, vascuence, vasco, éuscaro, vascongado e vizcaíno (in euskera, la denominazione più comune è euskara; mentre fu conosciuta come "lingua navarrorum" nel latino medievale, poiché era la lingua populare del Regno di Navarra. 
 
La caratteristica principale di questa lingua, che la differenzia in Spagna, in Europa e probabilmente nel mondo, è la sua unicità. A differenza delle altre lingue parlate in Spagna, non è una lingua neolatina; è una lingua che i Romani incontrarono nel 200 a.C. quando invasero la penisola iberica. Non era la sola, ma le altre erano di origine celta. Ora l'antica lingua celta, come il latino, il greco, il russo, il persiano e l'hindi hanno tutte una comune origine indo-europea. Il basco no. Altre lingue europee condividono questa caratteristica, come il finlandese/estone, l'ungherese e il turco. Che si raggruppano in una grande famiglia di lingue uralo-altaiche, che si estende in Asia fino all'Oceano Pacifico. Ma il basco non ha legami con nessun'altra lingua euro-asiatica né africana (tutte le lingue del mondo provengono da queste due grandi regioni).
Riguardo le sue origini è difficile trovare un accordo fra tutti i linguisti e gli studiosi delle origini umane, tuttavia c'è un certo consenso nel considerare l'euskara l'unico sopravvissuto di una famiglia di lingue parlate nell'Europa occidentale, prima delle grandi migrazioni/invasioni indoeuropee provenienti dal Medio Oriente, circa 15000 anni fa. 

Sotto il regime franchista, per circa 40 anni era proibito ogni uso della lingua basca, con la persecuzione e criminalizzazione dei nomi e cognomi baschi. Solo alla fine degli anni '60 il basco comincia poco a poco a riprendersi, con la creazione di una  ikastola (scuola di lingua euskara) nel 1966, la prima legalizzata dopo la guerra civile spagnola. Con la Costituzione spagnola del 1978 e con l'Estatuto di Gernika, la lingua basca è tornata alla vita pubblica.

(Prima pubblicazione: 30 Gen 2013) 

Lingue di Spagna (5), il galiziano o gallego



La Galizia si trova nella punta nord-occidentale della penisola iberica, a nord del Portogallo. 
La lingua che parla una maggioranza dei suoi abitanti è una lingua neolatina, ma di che lingua si tratta? 
Per alcuni aspetti la si può forse collocare a metà strada fra lo spagnolo e il portoghese, ma in realtà è probabilmente più esatto considerarla come una variante o del portoghese o di una lingua galaico-portoghese. Questo galaico-portoghese è stato, come lo fu il provenzale (o occitano) una delle prime lingue usate dai trovatori, quando il medioevo si spegneva e si apriva il Rinascimento. 
Accanto all'autonomismo, che intende rafforzare il carattere specifico del gallego, esistono infatti due correnti linguistico-politiche che puntano a ristabilire una sorta di riunificazione linguistica. Una si chiama reintegracionismo e l'altra lusismo. 
Il lusismo intende semplicemente riassorbire il gallego nel portoghese, mentre il reintegracionismo vorrebbe creare una sorta di incontro "conciliatorio", mediando il  portoghese con concessioni verso il gallego. Se l'una o l'altra di queste proposte venisse accettata, dovremmo dire che una delle lingue parlate ufficialmente in Spagna è il portoghese. 
In effetti il portoghese, parlato oltre che in Portogallo anche in Brasile e in alcuni territori africani e asiatici, ex-colonie portoghesi (Angola, Mozambico, Guinea-Bissau, Guinea Equatoriale, Capo Verde, São Tomé e Príncipe, Macao e Timor Est), ha già intrapreso un proprio percorso di armonizzazione ortografica e grammaticale, al fine di ridurre o codificare le differenze esistenti soprattutto fra la lingua parlata in Portogallo e in Brasile. (Del resto anche per il portoghese, come avviene per lo spagnolo e per l'inglese,  la maggior parte dei parlanti odierni vivono al di fuori del territorio d'origine della lingua).
Il gallego è parlato oggi da circa 3 o 4 milioni di persone, ed è equiparato allo spagnolo nella comunità autonoma di Galizia.

Una nota di colore: Vari importanti politici spagnoli sono nati in Galizia, tra essi Francisco Franco, l'attuale presidente del governo Mariano Rajoy, e il politico franchista Manuel Fraga, che fu poi presidente della comunità galiziana fra il 1990 e il 2005.  
Il padre di Fidel Castro era gallego (la madre di origini canarie). 
(Prima pubblicazione: 1 Feb 2013)


Autonomie e nazionalismi


La Spagna, come tutti gli stati moderni, è stata costruita sulle macerie di regni e staterelli esistiti in epoche precedenti.

La vittoria elettorale del Fronte popolare nel 1936 accelerò il processo di liberazione nazionale avviato dalla proclamazione della Repubblica nel 1931, quando Catalogna, Paesi Baschi e Galizia avevano ottenuto varie forme di autonomia.

La repressione del periodo franchista, dal 1940 fino al 1975-77, pose fine a ogni libertà di espressione dei sentimenti nazionali delle popolazioni oppresse dal centralismo castigliano.
In particolare era diventato quasi impossibile, e molto pericoloso, esprimersi in catalano, in basco o in gallego.

Il ritorno della democrazia parlamentare a partire dal periodo della Transizione è stato un terreno di confronto e di scontro fra le diverse opzioni.
Fatta eccezione per quella parte di ETA che decise di non prendere parte al percoso di ricostruzione post-franchista, e si rifiutò di accettare la Costituzione del 1978 come punto di partenza -- e che continuò a realizzare attentati, estorsioni e altro come in epoca franchista -- tutte le altre formazioni nazionaliste hanno intrapreso il confronto politico sul piano elettorale e comunque in un contesto di convivenza pacifica.

In linea di massima, non ci sono state importanti forze politiche che hanno rivendicato esplicitamente l'indipendenza per la propria regione e/o nazione.
La situazione si sta modificando adesso, con il nuovo governo regionale catalano che sta parlando apertamente di creare uno stato indipendente.

Nelle recenti elezioni autonomiche in Catalogna, il partito dei nazionalisti moderati (CiU, Convergenza e Unione) ha ottenuto un risultato inferiore al 50%, in realtà ha perso voti rispetto alle precedenti elezioni, ma in compenso si è molto rafforzato quello più radicale (ERC, Sinistra repubblicana di Catalogna). Insieme hanno formato un governo, che ha fatto approvare nel parlamento catalano una dichiarazione autonomista.

Entro i prossimi due anni si dovrebbe tenere una consultazione della popolazione in Catalogna, ma con quale quesito referendario?
La Costituzione vigente non prevede né l'esistenza di uno stato federale, né tantomeno la facoltà per una comunità autonoma di staccarsi unilateralmente dalla Spagna.
Qualunque iniziativa dovrebbe ottenere un consenso maggioritario nel parlamento spagnolo per avere valore legale.

Naturalmente i timori di molti nel seguire l'evoluzione della situazione in Catalogna non sono disgiunti da un riesame di quanto avvenne negli anni trenta.
Infatti, subito dopo la proclamazione della Repubblica, la Catalogna si era dichiarata repubblica in un contesto "federale iberico". Questa mossa fu fermata mediante un accordo col governo centrale, che le garantiva l'autonomia. La vittoria della destra del CEDA nelle elezioni del 1933, portava a una serie di conflitti fra Madrid e Barcellona, fino alla proclamazione dello "Stato catalano nella repubblica federale spagnola". Respinta dal governo, l'autonomia del governo catalano era bloccata fino alla vittoria del Fronte popolare nel 1936.
Sappiamo cos'è successo dopo... 

In Spagna gli eventi della Guerra civile e l'epoca della dittatura non sono un lontano ricordo, sono sempre presenti nella memoria della gente e dunque i paralleli con il passato suscitano sempre dei timori. 

Che rapporto esiste fra autonomia, autodeterminazione e indipendenza? centralismo, federalismo e nazionalismo?

La questione è complessa. Esistono dei criteri adottati dall'ONU e dall'Unione Europea, per definire il contesto in cui opera la Spagna, che cercano di definire i problemi e individuare possibili soluzioni. Ma la pratica si è rivelata ben più complicata della teoria.

Gli eventi del crollo del blocco sovietico hanno visto un susseguirsi di separazioni e proclamazioni di nuovi stati, talvolta in un contesto pacifico (Rep. Ceca e Slovacchia) ma per lo più con una sequela di massacri, pulizie etniche, e di vere e proprie guerre, spesso col coinvolgimento di mezzo mondo. 

(Prima pubblicazione: 2 Feb 2013)

Lingue di Spagna (2), ovvero, che differenza c'è fra lingua e dialetto?



La sola vera differenza fra lingua e dialetto è politica, vale a dire ciò che sta scritto in una qualche legge o costituzione. 
Un esempio recente, e abbastanza drammatico, è la scissione del serbo-croato in due lingue come conseguenza della disgregazione della Jugoslavia. Prima della terribile guerra fratricida del 1991-95, in ogni testo si parlava di questa lingua peculiare, perché scritta in due distinti alfabeti, cirillico e latino, ma altrimenti considerata identica. Dopo la separazione dei due stati sono due lingue distinte, serbo e croato, appunto, per quanto perfettamente interscambiabili.  
Riguardo la differenza fra lingua e dialetto c'è una bella diversità fra Italia e Spagna, e è una mera questione politica. 
Da noi si usa il termine dialetto per riferirsi alla parlata locale, e non al modo diverso di pronunciare la lingua nazionale. Ora, il genovese, il lombardo e il piemontese sono molto più vicini al francese che non all'italiano -- che è una parlata dell'Italia centrale, un fiorentino/toscano modificato -- e quindi magari potrebbero considerarsi dialetti del francese. In effetti non è così. E, com'è vero anche per il veneziano/veneto, per il bolognese e per il siciliano,  sono in realtà delle lingue distinte, che contano anche su una tradizione letteraria non indifferente.
La dizione "dialetto" si applica ragionevolmente al modo diverso di pronunciare l'italiano di un Bersani, di un Berlusconi o di un Vendola, che ne riflette le origini regionali.

In Spagna c'è un atteggiamento più aperto, o forse più rispettoso delle forme espressive locali, e dunque si attribuisce il titolo di "lingua" e si fornisce uno status giuridico a delle semplici varianti di un'altra lingua ("dialetti"). 

Un linguista scrisse:  "Una lingua è un dialetto con un esercito ed una marina militare". Nel caso spagnolo, per adesso, esercito e marina sono ancora centralizzati, ma forse questo non sarà più vero in futuro.  

Per approfondire, vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto, il linguista citato è Max Weinreich. Vedi anche: https://it.wikipedia.org/wiki/Serbo-croato
(Prima pubblicazione: 28 Gen 2013)

Lingue di Spagna


La Costituzione del 1978 riconosce ufficialmente l'esistenza di quattro lingue nello stato spagnolo: lo spagnolo, il catalano, il basco e il gallego. Lo spagnolo (o castigliano) è la lingua nazionale, e le altre tre le sono equiparate nelle comunità autonome che lo desiderano, che sono sei sulle diciassette che compongono la Spagna. In termini pratici, tuttavia, soltanto in Galizia una maggioranza della popolazione parla la lingua locale e non lo spagnolo. Secondo i dati ufficiali, infatti, il catalano è parlato in Catalogna, nel Paese Valenziano e nelle Isole Baleari da circa un 40-45% della popolazione, mentre il basco (o euskera) è parlato dal 20-25% degli abitanti del Paese Basco.

Dal punto di vista delle lingue parlate, la situazione è più complessa, come si vede dalla cartina qui sotto, poiché abbiamo l'aranese (variante dell'occitano), l'aragonese, l'asturleonese, alcune varianti del castigliano, e l'arabo e il berbero, parlati nelle due città-enclave di Ceuta e Melilla, in Africa del Nord.

La situazione del basco è molto peculiare, poiché è l'unica lingua europea priva di qualunque relazione con una qualunque altra lingua (d'Europa o del mondo), e al riguardo ci sono delle teorie interessanti, ma su questo ritornerò.

Le altre tre, ovvero spagnolo, catalano e galiziano/gallego, sono lingue neolatine, ovvero derivano, come l'italiano, dal processo di disgregazione dell'impero romano, e dunque dalla sostituzione progressiva della parlata "volgare" al latino. 

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Per un approfondimento sulla Costituzione della Spagna democratica approvata nel 1978, vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_spagnola



(Prima pubblicazione: 28 Gen 2013)

Cuentame como pasó... (febbraio 1981)




Da oltre una decade la TV spagnola di stato (RTVE) trasmette un programma intitolato "Raccontami cosa/come è successo" che riesamina e comunica, utilizzando la storia di una famiglia di Madrid come contesto, tutta una serie di eventi della recente storia spagnola.(La prima serie iniziava nel 1968).
Il formato delle "soap operas" (da "Dallas" a "CSI" a "Doctor House", da "Eastenders" a "Un posto al sole") è stato e viene usato in tutte le salse, e sono storie che vengono viste a tutte le latitudini e sotto qualunque tipo di governo.

Alcune sono più interessanti di altre, più ricche di contenuti sociali "liberals" (o "progressisti"), altre più banali, alcune ben fatte, altre meno.

Le scorse due settimane la RTVE ha parlato del tentativo di colpo di stato del febbraio 1981.

In Italia non se ne sa molto al riguardo, in fondo fu un fallimento puro e semplice, e dunque in apparenza non ebbe ripercussioni importanti.

In realtà così non fu, per vari ordini di motivi.

Molto ruota attorno alla figura di Juan Carlos, ovvero del re spagnolo, all'epoca e ancor oggi.

Se la Spagna è una monarchia costituzionale, un paese democratico alla stregua dell'Italia o della Germania, molto lo si deve alla presa di posizione del re in quell'occasione.

In quel momento, o anzi, FINO a quel momento, non era del tutto chiaro che il re godesse di un'effettiva autorità nei confronti dei propri cittadini.

Certo, i partiti di sinistra (un tempo repubblicani) avevano stipulato un accordo con gli altri partiti negli anni della "Transizione" (che iniziano con la morte di Franco, ma la cui data conclusiva è variamente fissata nel momento della nuova Costituzione democratica del 1978, o anche al fallimento del colpo del 1981, o all'ascesa al governo del Partito socialista nel 1982). Tuttavia, Juan Carlos era stato nominato proprio successore da Franco, che aveva così scavalcato il legittimo titolare della sovranità, il padre Juan di Borbone, e aveva preteso che il giovane futuro re venisse educato in Spagna -- i Borbone erano in esilio in Portogallo, come i Savoia. Quindi nessuno poteva sapere del tutto che personaggio fosse il re.

Nelle stesse forze armate spagnole non c'era un rispetto assoluto nei confronti della sua autorità.

Il colpo di stato fu opera di un colonnello della Guardia Civil (un corpo speciale di polizia, simile ai Carabinieri in Italia), a Valencia un generale dell'esercito portò i carri armati per strada e instaurò il coprifuoco. 

A Madrid fu occupata la RTVE, che iniziò a trasmettere marce militari, mentre varie radio locali mantenevano un flusso di notizia riguardo gli eventi.

Il col. Tejero aveva preso sotto controllo il Congreso (la Camera dei deputati spagnola), impedendo l'investitura di un nuovo governo di centro-destra, che doveva essere insediato dopo le dimissioni del capo di governo della transizione, Adolfo Suarez. 
Non era chiaro cosa potesse accadere.

Lo sceneggiato televisivo cattura molto bene questo stato di incertezza, e ci fornisce uno spaccato delle possibili risposte dei diversi strati della popolazione spagnola. I nostalgici del franchismo recuperano le proprie uniformi militari e falangiste, togliendole dalla naftalina, mentre gli elementi di sinistra si impauriscono e meditano la fuga all'estero, oppure si rianimano e riattivano vecchie stampanti clandestine per chiamare il popolo a mobilitarsi.

I golpisti ebbero senz'altro dei contatti con il re, ma la sua risposta non si fece attendere molto.

All'una di mattina, in uniforme di comandante delle forze armate, il re sconfessava i golpisti e riaffermava il percorso democratico e costituzionale (il suo discorso è disponibile in rete: Discurso de Don Juan_Carlos I contra el intento de golpe de Estado).

Con questo Juan Carlos cessava definitivamente di essere il delfino di Franco e si conquistava il riconoscimento di garante della democrazia spagnola.
 
Per un approfondimento si veda su wikipedia: Colpo di Stato spagnolo del 1981 (la versione spagnola è assai più ricca di dettagli).

Riguardo "Cuentame como pasó" wikipedia in spagnolo ha una voce utile: https://es.wikipedia.org/wiki/Cu%C3%A9ntame_c%C3%B3mo_pas%C3%B3

PS: Per "dovere di cronaca" va aggiunto che esiste tutta una discussione sulle caratteristiche di quel tentativo golpista, e c'è chi sostiene che il re abbia assunto una posizione abbastanza ambigua nella fase iniziale, ma sono cose da specialisti. A livello di massa il sollievo palpabile per il fallimento del golpe è strettamente associato alla figura di Juan Carlos.


(Prima pubblicazione: 20 Gen 2013)

La mia prima volta in Spagna


E' stato molto tempo fa. Era il luglio 1975.
All'epoca lavoravo come interprete per i turisti italiani sulle navi passeggere sovietiche.
In Spagna c'era ancora Franco.

Eppure a Barcellona, sulle bancarelle di libri delle Ramblas trovai vari libri di Trotsky, un romanzo di Manuel Vazquez Montalban intitolato "Assassinio nel Comitato centrale", e un libro sulla rivoluzione dei garofani che era all'epoca in corso nel vicino Portogallo.
La cosa mi è rimasta impressa, perché quando sono tornato a Barcellona in anni successivi (nel 1978 e nel 1982, per non parlare del 2000 e del 2011) quelle bancarelle esistevano ancora, ma ospitavano sempre meno libri di contenuto rivoluzionario.
Certo, dopo la caduta del franchismo e l'avvento della democrazia, quegli stessi libri si potevano comprare in Spagna nelle librerie normali, magari gestite dai vari partiti comunisti e gruppi trotskisti, ma in realtà a me sembra che negli ultimi anni del franchismo la società spagnola vivesse un fermento culturale e politico che non si è pienamente trasferito in tutta la sua ricchezza al periodo della "Transizione".

Perciò ricordo con grande nostalgia quell'estate lontana, così ricca di nuove esperienze per me, viaggiando per il Mediterraneo, il Mar Nero e l'Atlantico sulle navi che battevano la bandiera rossa con la falce e il martello.
Da qualche parte ho ancora una foto, nella quale si può vedere la scritta "Barcelona" e la ciminiera del piroscafo russo, nera con una fascia bianca sulla quale si stagliavano i colori della bandiera sovietica.
La scattai perché mi piaceva l'immagine dissacrante per il fascismo spagnolo, che mi sembrava allora destinato a durare per chissà quanto tempo ancora. E invece, pochi mesi dopo Franco sarebbe morto e la Spagna avrebbe intrapreso un percorso di liberazione dalla sua dittatura opprimente e soffocante.

(Prima pubblicazione: 13 Gen 2013)

¡Guernica!, ¡Guernica!


La città basca di Guernica è tristemente famosa per essere stata la scena di un bombardamento aereo a tappeto - tra i primi e più duri - messi in atto dalla Legione Condor tedesca il 26 aprile 1937 con il supporto dell'Aviazione Legionaria italiana, durante la guerra civile spagnola. (Qua sopra una foto tratta dagli archivi federali tedeschi).

Qualche giorno fa usciva su El País un articolo intitolato "¡Guernica!, ¡Guernica! -- Contra la explicación neofranquista, el bombardeo pretendía destrucciones masivas", ossia "Guernica!, Guernica! -- Contro la spiegazione neofranchista, il bombardamento intendeva infliggere una distruzione massiccia" redatto da Ángel Viñas, storico e professore universitario, che ha attualizzato il libro "La destrucción de Guernica" di Herbert R. Southworth.



Ho avuto la notizia tramite il network di WAIS, e mi sembra utile segnalare l'articolo, perché il tema della Guerra civile spagnola è al centro di qualunque riflessione sulla realtà contemporanea della Spagna, e intendo farne un perno delle mie note.

La World Association of International Studies, nata nel 1965, come California Institute of International Studies (CIIS) presso la Stanford University, è un importante centro di studi e di ricerche storiche, attivo online.

(Prima pubblicazione: 9 Feb 2013)

Si fa presto a dire Spagna

In Italia, che pure è un paese diviso in tante regioni e miriadi di dialetti che a volte sono quasi totalmente incomprensibili l'uno all'altro a pochi chilometri di distanza (io sono di Genova, e non capisco uno di Alessandria che parla la sua versione di piemontese), è solito pensare alla Spagna come a un'entità unica.
Poi veniamo qui e scopriamo che ci sono numerose comunità autonome in cui ci sono altre lingue ufficiali accanto allo spagnolo, dal catalano alla parlata andalusa, dalle varianti valenziana e baleare del catalano al basco, fino alla parlata delle isole Canarie e altre ancora.
Le 17 comunità autonome che compongono l'entità statale spagnola hanno un livello di autogoverno paragonabile a quello delle nostre regioni a statuto speciale. 
 


La motivazione per questo ordinamento giuridico, fissato nella costituzione democratica approvata nel 1978, è legato alla storia della Spagna, alle aspirazioni nazionali e nazionaliste di diverse popolazioni che costituiscono il paese, e rappresenta una decisa svolta in opposizione al centralismo dell'epoca franchista, quando era proibito l'uso delle altre lingue.  
Ma su questo intendo ritornare in seguito, dopo una breve inquadratura storica della questione.

(Prima pubblicazione: 12 Gen 2013)

La spagnolità è molto di più della Spagna

Questo blog recupera dei materiali che ho pubblicato altrove, e in qualche caso li amplia. Ecco una breve introduzione sul concetto di "spagnolità".
Intanto va detto che il termine "spagnolità" non si trova nei vari dizionari italiani disponibili online. Poiché non ho alcun dizionario cartaceo sottomano, non sono in grado di effettuare una verifica. Tuttavia, mi è sembrato che il concetto di spagnolità possa essermi di aiutaro nello sviluppare il mio ragionamento.
Per quanto mi riguarda non si tratta certo di affermare il primato di un ruolo di tipo imperiale per Madrid o per la Spagna storica, ma piuttosto cercare di capire qualcosa di questo vasto arcipelago culturale e sociale. Che non è soltanto Madrid o la Spagna, appunto!

Intanto perché ci sono molti pezzi diversi che compongono la Spagna. Dico subito, a scanso di equivoci, che io sono contrario ai vari progetti indipendentisti, perché nel 21° secolo trovo demenziale qualunque discorso di tipo nazionalistico, e perché dietro la patina "sinistrorsa" si trovano di solito le ambizioni sfrenate dei vari capi nazionalisti che hanno un obiettivo molto semplice, quello di diventare i nuovi padroni del vapore su scala più piccola: "Meglio primo in Gallia che secondo a Roma"...
E a me sembra che frantumare un'entità multinazionale e multilingue in tanti piccoli staterelli non sia mai una bella idea, specie se volgo lo sguardo a Est, e vedo che cosa è successo alla povera Jugoslavia.
Ma questa è una digressione che mi spinge su un terreno che non mi appassiona, e dunque mi fermo.
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Forse, si chiederà qualcuno, è una traduzione di hispanidad?
Se nella definizione di wikipedia, la "hispanidad" (in italiano "ispanità") è la comunità formata da tutti  i popoli e dalle 23 nazioni che condividono una lingua e una cultura ispanica -- il che sembra avvicinarsi a quello che m'interessa -- ma storicamente, la hispanidad è associata con il cattolicesimo, poiché si è costituita attorno alla difesa della fede e alla contemporanea persecuzione dell'infedele (musulmano, ebreo o "eretico" cristiano).
Credo che sia importante anche analizzare questo aspetto, ma la mia impostazione vuole incentrarsi sugli elementi persistenti e, oserei dire, positivi. 
A me interessa sottolineare l'esistenza di un insieme di paesi e di comunità, collegati e accomunati dalla lingua spagnola e dall'esperienza storica dell'espansione imperiale della Spagna. L'impero ha cessato di esistere nel corso dell'1800, e ci sono numerose comunità e interi paesi che, in un modo o nell'altro, hanno affermato un proprio ruolo autonomo su scala regionale, per non dire mondiale; ma non cessano di far parte di una vasta entità, che è appunto la  spagnolità.
Il suo nucleo centrale è chiaramente la lingua spagnola, variamente articolata nelle diverse regioni spagnole e latinoamericane dove essa rimane la lingua nazionale, mentre il suo ruolo veicolare si amplia in altre aree del mondo, come ad es. gli Stati Uniti. 
Ma non è soltanto la lingua, esistono anche cultura e tradizioni che si sono sviluppate congiuntamente, e certo, anche in maniera molto conflittuale; e ci sono i legami dovuti a un'immigrazione che si è mossa nei due sensi, e anche più volte.

Questa impostazione è probabilmente controversa. Conosco molti latinoamericani che fanno di tutto per cercare di distanziarsi e differenziarsi dalla Spagna e da ogni cosa spagnola -- e non sono certo mancati i lider di importanti paesi in America Latina che si sono presentati come se fossero scaturiti dall'oceano o dalla testa di Minerva. 
E in Italia noi o facciamo di tutt'erba un fascio - non distinguendo un argentino da un cubano o da uno spagnolo - oppure tendiamo a concettualizzarli come entità distinte e non correlate: la Spagna e l'Argentina, Cuba e il Messico, come se fossero la Francia e la Svezia, o la Germania e il Canada.


(prima pubblicazione: 13 Gen 2013)