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martedì 15 ottobre 2013

Una nota bibliografica doverosa... e una confessione

Nell'era di Internet è facile ricorrere a vari strumenti informativi disponibili in rete. Ho deciso di dare una particolare enfasi ai materiali di wikipedia, soprattutto a quelli in italiano.


La scelta di wikipedia è legata all'essere aggiornata, e solitamente anche abbastanza accurata. Certo, ci sono qua e là inesattezze e errori, o false interpretazioni. Ma un giornale serio come Il Sole 24 ore scriveva già nel 2007: Wikipedia ora è diventata davvero affidabile

A volte citerò altre fonti. Di preferenza in italiano. Perché?

I potenziali lettori di questo blog sono persone che si trovano a proprio agio leggendo in italiano, e che non hanno una profonda conoscenza della realtà spagnola.

In alcuni casi farò dei riferimenti a materiali in spagnolo e in altre lingue, cercando sempre di riportarne la sostanza in italiano, questo perché io non mi rivolgo agli specialisti e agli studiosi di cose spagnole. Invece per argomenti di carattere più specialistico sarà spesso è necessario fare ricorso a materiale in spagnolo.

Alcuni collegamenti di wikipedia:
Spagna -- per un'informazione generale; all'interno di questo stesso articolo si trovano numerosi collegamenti agli elementi di approfondimento, ad es.:
Lingua_spagnola -- per la lingua;
Storia_della_Spagna -- per la storia;
Vedi anche il Portale sulla Spagna


Altri siti in italiano:
Per turisti: un sito
Altro sito per turisti

Geografia
Per studiare lo spagnolo
Materiale sulla storia
Guerra civile spagnola (1936-39)
Citazioni sulla Spagna e gli spagnoli



E la confessione che devo fare è semplicemente questa: io scrivo sulla base delle mie esperienze personali, sia quelle recenti che quelle più "antiche", e mentre cerco di verificare l'accuratezza di quello che affermo con le fonti disponibili, non ho pretese di completezza (e tantomeno di infallibilità). Insomma, non sto scrivendo le voci di un'enciclopedia, ma delle note sparse...

(una versione precedente di questa nota è stata pubblicata l'11 Gen 2013)

mercoledì 9 ottobre 2013

Una perla per scrivere le lingue "strane" (spagnolo e italiano compresi)



Mia moglie mi chiedeva ieri come scrivere alcuni caratteri spagnoli che richiedono l'accento. Le ho detto di dare un'occhiata al mio blog, e così ieri sera mi hanno mandato a nanna senza dolce...

Scherzi a parte, è vero che ho scritto su questo (vedi come-si-fa-scrivere-i-caratteri-spagnoli) ma in realtà c'è un sito veramente notevole nel quale si trova una soluzione adeguata, e non solo per scrivere in spagnolo.

L'indirizzo del sito non è ovvio, perché si compone di due parti, la prima è il nome della lingua che ci interessa (in inglese), quindi "Spanish", "Italian, "Russian", ecc., la seconda è questa .typeit.org.

Quindi scriveremo di volta in volta spanish.typeit.org, italian.typeit.org, russian.typeit.org, ecc. per entrare nel sito, dopodiché abbiamo una schermata che ci invita a inserire i caratteri desiderati, usando <CTRL> più il mouse che clicca sul carattere che vediamo nella parte alta.

A centro pagina, un riquadro nel quale appare "magicamente" la frase voluta, poi basta fare copia e incolla (spesso una combinazione di <CTRL> + C, seguita da <CTRL> + V nel punto di destinazione -- che di solito è una pagina di mail, facebook, twitter, e via dicendo).
Carino, vero?

A me serve per il russo, perché non sempre ho a disposizione un computer attrezzato per l'uso del cirillico, e questo sistema facilita le cose -- si può accedere con un normale collegamento a internet.
(Prima pubblicazione: 23 Feb 2013)  

Ilusión non vuol dire illusione! ("falsi amici" 1)

Chiunque abbia mai studiato una lingua straniera, sa bene che esiste una vasta categoria di parole chiamate "falsi amici", perché sono parole che si assomigliano o sono perfettamente identiche, ma vogliono dire cose ben diverse. Talvolta questo fornisce l'occasione per situazioni comiche e/o imbarazzanti, a volte possono provocare liti e disastri...

Oggi voglio dire due parole sulla parola spagnola "ilusión". Facile, vero, pensare che sia la traduzione dell'italiana "illusione"?

Il problema in questo caso è dato dal diverso significato che questa parola ha nelle due lingue. E' perciò uno di quei "falsi amici" particolarmente insidiosi perché non individuano immediatamente cose diverse -- come avviene ad es. con "burro", che in italiano è un prodotto latteo e in spagnolo un animale (l'asino): ci facciamo due battute sopra, e finisce lì.

C'è una vecchia canzone italiana che fa: "illusione, dolce chimera sei tu..." e che in qualche modo colloca il termine a metà strada fra l'uso normale italiano, che è fortemente critico e dispregiativo, e quello spagnolo. 

In spagnolo è normale sentir dire: "Eso me da mucha ilusión", "Tengo una gran ilusión con este" -- e sono espressioni molto positive, vogliono dire che chi parla ha delle grandi aspettative, si sente ispirato da qualcosa e vede delle prospettive di progresso nella propria vita privata o professionale, e via dicendo.

E' una di quelle parole che quando si inizia a coglierne il senso diverso nella lingua altra dalla propria mi obbliga a fermarmi un attimo ogni volta che sto per usarla in italiano:  voglio davvero dire "illusione" o sto pensando in termini di "ilusión"??? 
(Prima pubblicazione: 7 Feb 2013)

Il concetto di falsi amici ("falsi amici" 2)


In linguistica si dicono falsi amici tutti quei lemmi o frasi di una certa lingua che, pur presentando una notevole somiglianza morfologica e/o fonetica con termini di un'altra lingua, hanno in realtà significati divergenti.

Le coppie di falsi amici sono più comuni fra le lingue imparentate storicamente e in stretto contatto le une con le altre, piuttosto che fra due lingue che si sono evolute in maniera indipendente. 

Nel primo caso si ritiene che alla somiglianza nella pronuncia o nella grafia corrisponda un'affinità a livello semantico; nel secondo caso si tende a presumere che si tratti di una semplice coincidenza, oppure di un calco da un'altra lingua.
In altre parole, i falsi amici sono omonimi (o quasi) ma mai sinonimi, e questo li rende veri e propri traditori per chiunque stia imparando una lingua straniera, soprattutto se questa è molto vicina alla loro lingua madre

Sono una categoria molto numerosa nell'incontro tra l'italiano e lo spagnolo. Wikipedia ha dedicato varie voci a elencare questi falsi amici. Vedi il Glossario_dei_falsi_amici_della_lingua_spagnola

Va detto che alcune ambiguità si sentono solo verbalmente, come ad esempio tra ceño e "segno". Altre compaiono solo per iscritto, come ad esempio tra llegar e "legare". In alcuni casi, i falsi amici della lingua spagnola hanno un secondo significato uguale o simile al lemma italiano, come nel caso di contestar, che vuol dire tanto "rispondere" quanto "contestare", e quindi sono falsi amici solo a volte (per complicarci ulteriormente la vita...)

Ne elenco qui solo alcuni, fra i più comuni e divertenti (che tra l'altro in spagnolo si dice "divertidos", che ha anche il significato di divertiti...)

Burro (Sp) è Asino (It), mentre Burro (It) è Mantequilla (Sp).
Aceite (Sp) non è Aceto (It), bensì Olio (It) che si mescola al Vinagre (Sp)
Boya (Sp) è una Boa (It), mentre Boia (It) è Verdugo (Sp)
Embarazada (Sp) è Incinta (It), mentre Imbarazzata (It) è Avergonzada (Sp)
Fracaso (Sp) è Fallimento (It), mentre Fracasso (It) è Alboroto (Sp)
Gamba (Sp) è Gamberetto (It), mentre Gamba (It) è Pierna (Sp)
(Prima pubblicazione: 7 Feb 2013)

"Lingua e linguaggio": (4) dal latino ai volgari


Il passaggio dal latino ai volgari o lingue romanze è di particolare interesse per noi perché dal latino hanno origine numerose lingue, molte delle quali utilizzate in Italia e in Spagna. Va ricordato che il termine volgare non è dispregiativo, poiché proviene da vulgus ("popolo" in latino) e perciò fa semplicemente riferimento alla lingua vernacolare. Il termine “romanzo” a sua volta deriva dall'avverbio latino "romanice" nella frase "romanice loqui" (=parlare vernacolo) per distinguerlo da "latine loqui" (=parlare in latino).

L'elenco completo delle lingue romanze è molto lungo (oltre 40 lingue), lo prenderemo dall'ultima versione di Ethnologue, i nomi delle lingue sono indicati procedendo da est verso ovest. 

- Latino 
- Gruppo orientale: Rumeno [4 versioni parlate in Romania, Croazia e Grecia],  Istriota, Italiano, Giudeo-Italiano, Napoletano-Calabrese, Siciliano, 
- Gruppo occidentale: Francese, Cajun  [USA], Piccardo, Vallone, Zarpatico, Franco-Provenzale,  Friulano, Ladino  [d'Italia], Reto-Romanzo, Emiliano-Romagnolo, Ligure, Lombardo, Piemontese, Veneziano,  Pirenaico-Mozarabico, Catalano-Valenziano-Baleare, Occitano, Shuadit, Asturo-Leonese,  Extremadurano, Ladino  [d'Israele], Spagnolo,  Fala, Galiziano, Portoghese. 
- A metà strada fra il gruppo orientale e occidentale si collocano le lingue meridionali: Corso e Sardo [in 4 versioni].
(vedi )
 
Naturalmente questo è solo uno dei vari schemi di classificazione esistenti e possibili, anche perché numerose lingue e parlate sono ormai estinte.

La diversità delle lingue romanze moderne rispetto al latino classico è data da alcune caratteristiche generali (omettendo le eccezioni):
Mancano i casi; manca il neutro, quindi esistono solo due generi grammaticali; si usano gli articoli grammaticali; si introducono nuovi tempi (passato prossimo) e modi verbali (condizionale).

In linea di massima il toscano (da cui deriva l'italiano) è molto conservativo rispetto al latino, mentre il francese è la lingua più innovativa e la più discosta dal latino (essendo notevolmente influenzata dalle lingue germaniche parlate dagli antichi Franchi);  il rumeno è una sintesi che affianca ad una forte conservazione della base latina elementi innovativi d'origine slava, albanese, greca e turca. 

Il latino ha avuto un'esistenza piuttosto lunga, in un arco di tempo di quasi venti secoli, dapprima come lingua comune nei territori dell'impero romano, in continua espansione fra il 350 a.c. e il 150 d.c.; in seguito come idioma utilizzato per le comunicazioni di livello più "alto" in ampie zone d'Europa -- Dante Alighieri scrisse in latino il trattato (De vulgari eloquentia, 1304) in cui propugnava l'uso di una lingua da lui chiamata "italiano" come strumento per l'unificazione politica della nostra frammentata penisola.

In epoche più recenti il latino è stato mantenuto nell'uso liturgico della Chiesa cattolica -- fino alla riforma del 1964, che ammetteva l'uso delle lingue locali per la liturgia -- e rimane oggi la lingua ufficiale dello Stato della Città del Vaticano.

Le lingue romanze sono documentate per iscritto. Vediamo i primi documenti per le lingue principali:

Il Giuramento di Strasburgo (842) è indicato come il primo documento ufficiale in cui si impieghi un antenato del francese.

Il primo documento ufficiale giunto sino ai nostri tempi che attesta l'uso del volgare in Italia è il placito capuano, databile al 960.

Risalgono al X secolo le Glosse silensi e le Glosse emilianensi, le più antiche testimonianze esplicite dell'esistenza dell'antico castigliano: si tratta di annotazioni aggiunte a alcuni testi latini dai monaci benedettini.  

Risale a poco prima del 1175 il più antico documento del volgare portoghese pervenutoci: si tratta di una sorta di patto di non aggressione tra due fratelli, Gomes Pais e Ramiro Pais.

Si noti che il "De Vulgari Eloquentia" di Dante è il primo documento teorico dedicato alle lingue romanze, dove appare la differenziazione in lingua d' oïl (galloromanzo settentrionale), lingua d'oc (galloromanzo meridionale) e lingua del si (Italoromanzo) riferendosi alla forma rispettiva del "sì" nelle diverse aree.

Ora, in che modo si è verificato questo processo di differenziazione e perché?

Nella misura in cui l'impero romano manteneva un funzionamento centralizzato efficace, con la continua circolazione di uomini e cose, e documenti scritti nella lingua latina classica, il processo di adattamento alle usanze locali e l'impiego di termini specifici locali per descrivere nuove attività e merci, tutto ciò aveva luogo lentamente, e si ritrovavano sempre elementi di riaggregazione.

Nel momento in cui la frantumazione politica iniziava con le cosiddette invasioni barbariche, vale a dire con l'occupazione dei territori centrali dell'impero da parte di popolazioni provenienti dalla periferia, il processo di differenziazione si accelerava. A questo aveva contribuito anche la suddivisione in "impero d'occidente" e "impero d'oriente" (dato che a Bisanzio la lingua ufficiale passava dal latino al greco nel V secolo d.c.).

Col passare del tempo, decenni e poi secoli di separazione sempre più accentuata, e con l'occupazione della penisola italica e della penisola iberica da parte di popolazioni che parlavano lingue diverse dal latino (di ceppo germanico e arabo, in particolare), le lingue volgari non erano più né mutuamente comprensibili fra di loro, né era possibile comprendere i testi scritti in latino senza uno studio particolare di tale lingua.

Carlomagno aveva cercato di imporre il latino classico al posto del latino corrotto all'inizio del 800, ma la difficoltà a farsi capire dai fedeli portò il Concilio di Tours del 813 a stabilire che i preti traducessero i propri sermoni i volgare.

Dobbiamo sempre tenere a mente un elemento, quando parliamo di eventi del passato, ovvero dell'elevatissimo numero di persone incapaci di leggere e scrivere, in particolar modo prima dell'invenzione dei caratteri a stampa (Gutenberg, 1455), che rese possibile una maggior diffusione dei libri, e la pubblicazione dei primi giornali (In 1556, il governo di Venezia pubblicò le prime "Notizie scritte", prezzo "una gazetta").

Quando questo fenomeno iniziò a avere una certa rilevanza, le lingue parlate localmente erano ormai molto lontane dal latino e in via di insediamento come lingue nazionali, nei territori dei nuovi regni che si venivano affermando nell'Europa occidentale ex-romana, anche se la pubblicazione di libri dotti in latino continuò ancora per alcuni secoli, diventando priva di rilevanza solo quando il francese sostituì definitivamente il latino come lingua di corte e nell'interazione diplomatica  (il trattato di Westfalia con cui si concluse la sanguinosa Guerra dei Trent'anni fu redatto in francese nel 1648).  
Il processo di centralizzazione attorno al francese, allo spagnolo e all'italiano non fu né rapido né semplice -- anche se per il francese la situazione è abbastanza diversa, perché la vittoria della rivoluzione nel 1789 e poi l'espansione napoleonica aiutò a consolidarlo come lingua nazionale, anche attraverso un'aspra lotta contro l'uso dei patois (termine che include sia parlate locali del francese che altre lingue romanze e celtiche).  

Per approfondire, vedi
in it.wikipedia.org: Lingue_romanze - Latino_volgare - Lingua_parlata


(Prima pubblicazione: 7 Feb 2013)

martedì 8 ottobre 2013

Lingue di Spagna (5), il galiziano o gallego



La Galizia si trova nella punta nord-occidentale della penisola iberica, a nord del Portogallo. 
La lingua che parla una maggioranza dei suoi abitanti è una lingua neolatina, ma di che lingua si tratta? 
Per alcuni aspetti la si può forse collocare a metà strada fra lo spagnolo e il portoghese, ma in realtà è probabilmente più esatto considerarla come una variante o del portoghese o di una lingua galaico-portoghese. Questo galaico-portoghese è stato, come lo fu il provenzale (o occitano) una delle prime lingue usate dai trovatori, quando il medioevo si spegneva e si apriva il Rinascimento. 
Accanto all'autonomismo, che intende rafforzare il carattere specifico del gallego, esistono infatti due correnti linguistico-politiche che puntano a ristabilire una sorta di riunificazione linguistica. Una si chiama reintegracionismo e l'altra lusismo. 
Il lusismo intende semplicemente riassorbire il gallego nel portoghese, mentre il reintegracionismo vorrebbe creare una sorta di incontro "conciliatorio", mediando il  portoghese con concessioni verso il gallego. Se l'una o l'altra di queste proposte venisse accettata, dovremmo dire che una delle lingue parlate ufficialmente in Spagna è il portoghese. 
In effetti il portoghese, parlato oltre che in Portogallo anche in Brasile e in alcuni territori africani e asiatici, ex-colonie portoghesi (Angola, Mozambico, Guinea-Bissau, Guinea Equatoriale, Capo Verde, São Tomé e Príncipe, Macao e Timor Est), ha già intrapreso un proprio percorso di armonizzazione ortografica e grammaticale, al fine di ridurre o codificare le differenze esistenti soprattutto fra la lingua parlata in Portogallo e in Brasile. (Del resto anche per il portoghese, come avviene per lo spagnolo e per l'inglese,  la maggior parte dei parlanti odierni vivono al di fuori del territorio d'origine della lingua).
Il gallego è parlato oggi da circa 3 o 4 milioni di persone, ed è equiparato allo spagnolo nella comunità autonoma di Galizia.

Una nota di colore: Vari importanti politici spagnoli sono nati in Galizia, tra essi Francisco Franco, l'attuale presidente del governo Mariano Rajoy, e il politico franchista Manuel Fraga, che fu poi presidente della comunità galiziana fra il 1990 e il 2005.  
Il padre di Fidel Castro era gallego (la madre di origini canarie). 
(Prima pubblicazione: 1 Feb 2013)


Lingue di Spagna


La Costituzione del 1978 riconosce ufficialmente l'esistenza di quattro lingue nello stato spagnolo: lo spagnolo, il catalano, il basco e il gallego. Lo spagnolo (o castigliano) è la lingua nazionale, e le altre tre le sono equiparate nelle comunità autonome che lo desiderano, che sono sei sulle diciassette che compongono la Spagna. In termini pratici, tuttavia, soltanto in Galizia una maggioranza della popolazione parla la lingua locale e non lo spagnolo. Secondo i dati ufficiali, infatti, il catalano è parlato in Catalogna, nel Paese Valenziano e nelle Isole Baleari da circa un 40-45% della popolazione, mentre il basco (o euskera) è parlato dal 20-25% degli abitanti del Paese Basco.

Dal punto di vista delle lingue parlate, la situazione è più complessa, come si vede dalla cartina qui sotto, poiché abbiamo l'aranese (variante dell'occitano), l'aragonese, l'asturleonese, alcune varianti del castigliano, e l'arabo e il berbero, parlati nelle due città-enclave di Ceuta e Melilla, in Africa del Nord.

La situazione del basco è molto peculiare, poiché è l'unica lingua europea priva di qualunque relazione con una qualunque altra lingua (d'Europa o del mondo), e al riguardo ci sono delle teorie interessanti, ma su questo ritornerò.

Le altre tre, ovvero spagnolo, catalano e galiziano/gallego, sono lingue neolatine, ovvero derivano, come l'italiano, dal processo di disgregazione dell'impero romano, e dunque dalla sostituzione progressiva della parlata "volgare" al latino. 

***
Per un approfondimento sulla Costituzione della Spagna democratica approvata nel 1978, vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_spagnola



(Prima pubblicazione: 28 Gen 2013)

"Lo siento" - che cos'è mai?

"Lo siento" è un'espressione spagnola molto comune, e vuol dire "mi dispiace" ("sorry"), ma chissà perché a me e a mia moglie Paola la frase spagnola è suonata un pò buffa.
Forse perché in italiano il verbo sentire nelle sue diverse accezioni implica una qualche percezione sensoriale, mentre dispiacersi è una particolare manifestazione di tipo emotivo. 
"Lo siento" si espande per intensità e diventa "Lo siento mucho" e infine "Lo siento muchisimo", e con variazioni "Lo siento, de verdad",  "Lo siento profundamente".  
Peraltro in spagnolo esiste anche un "sentirse", che corrisponde abbastanza bene al nostro "sentirsi" (bene, male, ecc.). 
Mentre se uno vuol dire che ode (sente) qualcosa, userà il verbo "oir", che è irregolare. Tra l'altro è molto diffuso, giacché fa anche le veci del nostro "pronto!" (al telefono) sia come "oigo" (ascolto), sia come "oiga" (mi ascolti). 
Se si vuol dire che si percepisce qualcosa nell'aria, si può usare "sentir" e quindi dire: "siento algo en el aire". 
Magari è solo colpa nostra: abbiamo frequentato ambienti di lingua spagnola in cui per dire "mi dispiace" si usano altre espressioni, ad es. "me da pena", "lo lamento", "perdoname".
Comunque sia, mi è sembrato il modo giusto di intitolare questo blog...
In fondo, devo dire delle cose che... "Lo siento"... 

(Prima pubblicazione: 29 Gen 2013)

Come si fa a scrivere i caratteri spagnoli

In spagnolo occorre talvolta inserire delle vocali con l'accento acuto (quello di perché, non quello di è) nel corpo delle parole quando è necessario indicare dove cade l'accento tonico, poiché determinate parole non seguono le normali regole ortografiche.

Su una tastiera italiana tali vocali non esistono, a parte la é, che si ottiene premendo insieme al tasto <è> il tasto <Maiusc>.

Per ottenere le vocali acute bisogna usare, su Windows, il tasto  <Alt> a sinistra della barra spaziatrice e premere in sequenza tre numeri sul tastierino numerico che si trova sulla destra della tastiera (non i numeri in alto sulla prima riga).

Qui sotto le lettere e la combinazione numerica necessaria:

per á:  <Alt> + 160  --  per  í:  <Alt> + 161  -- per ó:  <Alt> + 162
-- per ú:  <Alt> + 163

In spagnolo poi c'è la famosa n con la tilde (ñ), che si compone sempre con <Alt> più la combinazione numerica: 164 per la ñ e 165 per la Ñ (maiuscola necessaria perché ci sono dei nomi che cominciano con questa lettera)

Infine, tutti avrete visto delle strane lettere all'inizio di frasi affermative e interrogative in spagnolo, come queste ¡Caramba! e ¿Porqué?

Queste si ottengono sempre con <Alt> più la combinazione numerica:  173 per ¡ e 168 per ¿

*******

Se invece di Windows usate Linux, provate come segue (io uso Linux-Lubuntu su un netbook, ma credo che sia una procedura utilizzabile su Linux in generale)

Il tasto da usare è in questo caso quello indicato come <AltGr>, che si trova dalla parte opposta di  <Alt> rispetto alla barra spaziatrice, ovvero sta alla sua destra.
La procedura è forse un pò più semplice di quella di Windows.

Si premono insieme <AltGr> e n per ottenere ñ;  <AltGr> + n + il tasto <Maiusc> per ottenere Ñ; poi  <AltGr> e ? per avere ¿;  <AltGr> e ! per avere ¡;
Per le vocali si premono <AltGr> e la virgola <,>, si rilasciano i due tasti e si preme la vocale che si vuole con l'accento grave; ovvero prima <AltGr>  e <,>, poi <o> per avere ó,  oppure <a> per avere á, e così di seguito.

(Prima pubblicazione: 12 Gen 2013)

La spagnolità è molto di più della Spagna

Questo blog recupera dei materiali che ho pubblicato altrove, e in qualche caso li amplia. Ecco una breve introduzione sul concetto di "spagnolità".
Intanto va detto che il termine "spagnolità" non si trova nei vari dizionari italiani disponibili online. Poiché non ho alcun dizionario cartaceo sottomano, non sono in grado di effettuare una verifica. Tuttavia, mi è sembrato che il concetto di spagnolità possa essermi di aiutaro nello sviluppare il mio ragionamento.
Per quanto mi riguarda non si tratta certo di affermare il primato di un ruolo di tipo imperiale per Madrid o per la Spagna storica, ma piuttosto cercare di capire qualcosa di questo vasto arcipelago culturale e sociale. Che non è soltanto Madrid o la Spagna, appunto!

Intanto perché ci sono molti pezzi diversi che compongono la Spagna. Dico subito, a scanso di equivoci, che io sono contrario ai vari progetti indipendentisti, perché nel 21° secolo trovo demenziale qualunque discorso di tipo nazionalistico, e perché dietro la patina "sinistrorsa" si trovano di solito le ambizioni sfrenate dei vari capi nazionalisti che hanno un obiettivo molto semplice, quello di diventare i nuovi padroni del vapore su scala più piccola: "Meglio primo in Gallia che secondo a Roma"...
E a me sembra che frantumare un'entità multinazionale e multilingue in tanti piccoli staterelli non sia mai una bella idea, specie se volgo lo sguardo a Est, e vedo che cosa è successo alla povera Jugoslavia.
Ma questa è una digressione che mi spinge su un terreno che non mi appassiona, e dunque mi fermo.
*****
Forse, si chiederà qualcuno, è una traduzione di hispanidad?
Se nella definizione di wikipedia, la "hispanidad" (in italiano "ispanità") è la comunità formata da tutti  i popoli e dalle 23 nazioni che condividono una lingua e una cultura ispanica -- il che sembra avvicinarsi a quello che m'interessa -- ma storicamente, la hispanidad è associata con il cattolicesimo, poiché si è costituita attorno alla difesa della fede e alla contemporanea persecuzione dell'infedele (musulmano, ebreo o "eretico" cristiano).
Credo che sia importante anche analizzare questo aspetto, ma la mia impostazione vuole incentrarsi sugli elementi persistenti e, oserei dire, positivi. 
A me interessa sottolineare l'esistenza di un insieme di paesi e di comunità, collegati e accomunati dalla lingua spagnola e dall'esperienza storica dell'espansione imperiale della Spagna. L'impero ha cessato di esistere nel corso dell'1800, e ci sono numerose comunità e interi paesi che, in un modo o nell'altro, hanno affermato un proprio ruolo autonomo su scala regionale, per non dire mondiale; ma non cessano di far parte di una vasta entità, che è appunto la  spagnolità.
Il suo nucleo centrale è chiaramente la lingua spagnola, variamente articolata nelle diverse regioni spagnole e latinoamericane dove essa rimane la lingua nazionale, mentre il suo ruolo veicolare si amplia in altre aree del mondo, come ad es. gli Stati Uniti. 
Ma non è soltanto la lingua, esistono anche cultura e tradizioni che si sono sviluppate congiuntamente, e certo, anche in maniera molto conflittuale; e ci sono i legami dovuti a un'immigrazione che si è mossa nei due sensi, e anche più volte.

Questa impostazione è probabilmente controversa. Conosco molti latinoamericani che fanno di tutto per cercare di distanziarsi e differenziarsi dalla Spagna e da ogni cosa spagnola -- e non sono certo mancati i lider di importanti paesi in America Latina che si sono presentati come se fossero scaturiti dall'oceano o dalla testa di Minerva. 
E in Italia noi o facciamo di tutt'erba un fascio - non distinguendo un argentino da un cubano o da uno spagnolo - oppure tendiamo a concettualizzarli come entità distinte e non correlate: la Spagna e l'Argentina, Cuba e il Messico, come se fossero la Francia e la Svezia, o la Germania e il Canada.


(prima pubblicazione: 13 Gen 2013)